Lobby Roads. Le 5 strade del potere che non hai percorso

stage con rimborso
Lo Stage, pratica BDSM fra le più estreme

Strabuzza gli occhi e, segretamente, si sfrega le mani con soddisfazione.
Ti sembra di vederle: un secondo paio di mani che sotto la scrivania si compiacciono di aver trovato qualcun* come te da spennare, spremere, sfruttare.
E non perché tu sia merce, di per sé, così rara o preziosa, ché di scribacchin* che sanno fare un po’ di questo e un po’ di quello in fondo è pieno il globo (lo è?). Ma il tuo insolito cv, comparato a quelli di imberbi neo-laureat* tutto-marketing-niente-esperienza che si sono fatti avanti per una posizione tanto appetibile, fa breccia nel suo cuore di CEO©.

30 giorni di prova. Full time. Gratis.

A strabuzzare gli occhi ora sei tu.

6 mesi di stage con rimborso al di sotto della soglia minima pronunciabile a voce alta e… (squillo di trombe) prospettiva di inserimento immediato.

«Come reagisce sotto pressione?»
Che domanda anni ’80, cuore di CEO©. Ti aspetti un Ciribiribì Kodak da un momento all’altro.
Chissà cosa vorrebbe che rispondessi. La tentazione è quella di stupire con un candido «malissimo», ma ti limiti a un sopracciglio ricurvo.
«Perché alla fine si tratta di un periodo formativo completamente spendibile».
Spendibile e sperperabile come, evidentemente, il tuo tempo. Il tuo full time.

Gioisci nell’ accorgerti di come il mondo dell’arte e quello del marketing si siano finalmente incontrati e uniti nel sacro vincolo del no budget.

Sei infatti più che avvezz* a bellissime (quelle sì) e stimolanti proposte di collaborazioni artistiche low (no) budget: perché mai dovresti stupirti per questa tendenza allargat*? Sari mica così ingenu*?
Per ogni offerta simile pensi a come sei stat* snob a aborrire gli hobby pensando che non ti riguardassero.
Hai canalizzato ogni energia, ogni pratica e ogni scoperta per creare dei setting, degli ambienti e, dillo pure, delle storie. E farlo per mestiere.
Ma tra le cose che hai scoperto da poco ce n’è una curiosa e croccante: hai saltato quel passaggio tanto mainstream dell’hobby come dopolavoro, come svago, e lo hai direttamente innalzato alla nobile posizione di professione full time.
E ora prova a presentarti: col tuo nome poco serio e la dicitura “professione hobbysta”. Fai parte di quella schiera che ha eletto il rischio maggiore a scelta di vita, e ti ritrovi oltre il lavoro e oltre il dopo-lavoro: sei nell’era del post-postlavoro.
Nessuno stipendio che sostenga quello che credevi essere un mestiere ma una serie di rimborsi di spese effettuate con i soldi prestati, bofonchiati, immaginati.

Sei stat*, ancora una volta, sciocc*, perché è evidente cosa ti sia sfuggito: una L al posto della H.
Hai messo una H e un apostrofo di troppo; tossivi, forse, in quel momento, quel momento sbagliato in cui ti sei trovat* a fare l’hobbysta mentre potevi fare, agiatamente, lə lobbysta, l’unico mestiere che non conosce mai crisi, se non d’identità (in fondo, chi diavolo sa cosa sia un* lobbist* e cosa faccia per esserlo?)
Già Dargen D’Amico, lobbista della parola rimata, indiscusso poeta tra i più influenti degli anni ’10, suggeriva come esista il passatempo di creare e consolidare lobby dietro le cose più disparate, perfino i semafori.
Con un semplice cambio di lettera avresti potuto intraprendere alcune delle più fortunate carriere da lobbista e far parte di alcuni tra i più oscuri e potenti gruppi di pressione al mondo:

  1. La lobby delle borse blu dell’Ikea: per un qualche motivo sembreremmo avercela tutt* contro. O, almeno, tutt* coloro che sono costrett* a subire la frustrazione e l’assurdità dell’invito: “Ti piace la tua borsa gialla? Prendine una blu”. La lobby delle borse blu regna incontrastata alle casse e impedisce la diffusione delle borse gialle al di fuori dei confini Ikea.
  2. La lobby degli sciroppi per la tosse, spin-off della lobby dell’industria farmaceutica. Misurino a forma di bicchiere da shot, colori sgargianti, effetti inebrianti. Il tutto per favorire abusi, dipendenza e picchi di vendite.
  3. La lobby dei web designer scarsi, i cui principali scopi sono il boicottaggio del buon gusto, la diffusione delle teorie complottiste new age tramite banner psichedelici e la perdita delle diottrie su vasta scala. Legata indissolubilmente alla lobby degli oculisti e degli psichiatri.
  4. La lobby degli ombrelli: strettamente connessa alla lobby delle previsioni del tempo e, naturalmente, a quella del controllo climatico e delle scie chimiche. Se continui a perderli, distruggerli durante le tempeste e dimenticarli all’ingresso del bar è perché in qualche modo te la sei inimicata.
  5. La lobby delle botole. Così potente e segreta che non è dato sapere per chi lavori e contro quale rimedio naturale o istituzione sacra stia lavorando.

Fai un lungo respiro, ti alzi. Immagini quella stessa cifra che ti è stata proposta come rimborso mensile in cambio delle fatidiche 40 ore settimanali nelle mani de* figl* adolescenti di chi ti sta davanti, ogni sabato. Non sorridi, non è stato un piacere conoscersi.

Sgusci fuori, c’è ancora luce. Una donna si affaccia a una finestra dalle persiane verdi e accende una sigaretta; un ragazzo lancia una trottola lungo il marciapiede, fa un balzo, la insegue. È un buon inizio, per una storia.

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