Don’t panic, BI PAN. Tre brevi liste strettamente personali.

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Recentemente c’è stato il primo compleanno di Feynman on the Beach. Più precisamente, il 14 settembre. Ma Feynman ha un* genitore numero 1 snaturat*, un* di quell* che pensano «Sì, vero, devo fare il regalo a Feynman, che fra un po’ compie gli anni» e invece poi hanno sempre qualcosa di più urgente da fare: lavorare, limarsi le unghie, procrastinare, combattere il sistema, fare la lavatrice, lavorare, preparare un mojito DAVVERO sbagliato, ecc.

Il problema è che ogni volta che SI SA di dover fare qualcosa ma la si rimanda, la cosa in questione si placa, ma solo per un periodo di tempo limitato: minuti, ore, giorni. È come avere fame ma cercare di resistere, poi mangiare un pezzo di crackers e dire «Bene, ho risolto, ora posso tornare al mio tutorial Diventa anche tu graphic designer in 10 mosse». Poi, dopo 10 minuti, mangiarsi le unghie e avere un’altra mezzora di quiete. Poi sentire i crampi dell’autodigestione e fiondarsi sugli avanzi della pizza del giorno prima, divorandoli in meno di tre secondi. Poi sedersi e avere ancora fame.

Rileggendo il paragrafo appena scritto, è piuttosto ovvio che quello appena fatto non è un esempio calzante, ma solo una digressione tipica di chi convive sia con un ADHD che con una fame ossessivo-compulsiva. L’esempio calzante sarebbe, piuttosto, quello di chi si è iscritto in giurisprudenza ma non riesce a dare il primo esame. E un bel giorno, stanc* delle domande di amici e parenti, dichiara trionfante di aver preso 30. «Tanto ho un’intera sessione per darlo davvero!». Poi gli esami diventano due, tre, quattro, e le sessioni vanno avanti. L* studente* quasi ci prende gusto a inventare colloqui mai avvenuti (cioè, ma vuoi mettere? Ricevere complimenti e sguardi soddisfatti piuttosto che minacce di tagli ai fondi). Così la cosa va avanti, diventa enorme, come le lanette di polvere che si accumulano negli angoli quando non si rispetta il proprio turno di pulizia; va avanti, cresce e, come la sorella scema nascosta da Stephanie Forrester in soffitta, comincia a gridare per la fame e la voglia di uscire allo scoperto. Fino al giorno della finta laurea, in cui ormai non si può più tornare indietro, tanto indietro nel tempo, fino al primo anno e ammettere «No, non l’ho mai dato ‘sto cazzo di esame, mi fa schifo giurisprudenza, io volevo fare il fioraio, volevo fare» e si è costretti a andare dritt*, a testa alta incontro al mostro di fine livello: la figura di merda Pro.

Ecco, qui sulla spiaggia un po’ di esami sono stati saltati, ma tu vedi di porvi rimedio prima dell’irreparabile. Con finto orgoglio potresti dichiarare che hai colto ogni buona occasione per stare zitt*: femminicidi, #fertilityWTFday, casi orrendi di slutshaming e revenge porn, #fertilityWTFday vol. II, operai* brutalmente uccis* dalla “strada”, cyberbullismi… E invece no: la realtà è che gridavi, ma soffocavi la rabbia, incapace di farla uscir fuori così, a caldo, sotto forma di discorsi sensati o utili (e sì che trovare le parole nonostante le emozioni e in virtù delle emozioni dovrebbe essere il tuo mestiere).

Volevi raccontare dell’estate, resa un periodo accettabile e carino dalla visita in sLOVEnia, di LAputa, della tua geografia sentimentale da #MyPersonalSUD, e dei parallelismi con l’amata scrittrice d’infanzia, che sembra scrivere per te adult* e che trasforma LAputa in Donora, strizzandoti l’occhio ogni poche pagine.

Ma no: ora sei un* freelance, lancia libera, in picchiata libera, e questo lascia meno tempo ai (re)flussi di coscienza on the beach.
Per cui, farai ciò che si fa quando ci si sente in errore ma si hanno dei buoni propositi: una bella lista. Anzi, tre:

Lista delle cose che accadono

  • cambiamenti lavorativi ai quali si fa fatica a star dietro. Per cui, meglio provare a starci sempre davanti
  • nuove creature, belle e ultra-demanding, rosa e vapo-rose (sorry again, Feynman, vai ai giocare sulla spiaggia, genitore numero 1 c’ha da fare)
  • un inspiegabile impulso che spinge verso la narrativa (la narrazione persiste, ma questa forma non te l’aspettavi) e le kettlebell (da brav* post-modern* riesci a trovare una connessione fra le due cose)
  • lettura in corso di una super inspiring Lena Dunahm, stavolta in versione romanziera ( Con lei è sempre un po’ come guardarsi allo specchio. Un sempio? Pagina 65: «I don’t think I met a Republican until I was nineteen». Ecco, appunto.)

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Lista delle cose che accadranno a breve

  • visita a un nuovo pianeta. E relativo reportage: “Tokyo: a guide for snobbish, geeky, arty people who don’t give a f**k about all those trivial and tourist-stuff” coming soon
  • coaching, di nuovo e finalmente. Oh, grande amore per la didattica!

Lista delle cose che vorresti

  • vorresti che la voce non ti si strozzasse in gola davanti a ogni bullismo, davanti allo slut shaming, davanti al body shaming. E se proprio deve, pazienza per la voce, che si muovano le gambe
  • vorresti parlare con fermezza e intelligenza di ciò che ti sta a cuore, dei privilegi e delle uguaglianze. E che questo stesso spazio virtuale possa essere, umilmente, luogo di reale accoglienza
  • vorresti il dono della sintesi, va bene anche usato, non sei schizzinos*
  • vorresti, insomma, sempre le parole giuste. L’arma per combattere ciò che c’è di ingiusto
  • vorresti più «si può fare!» e meno: «bel progetto, ma non c’è budget perché il FUS [fondo unico per lo spettacolo, n.d.r.] ha deciso che non sa quanti soldi dare ai teatri, alle residenze artistiche e alle persone che a quanto pare dovrebbero fare le cose per la gloria»

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Così, al grido di SI PUò FARE,  un messaggio di positività e un augurio, che oggi, badabèn, è la Giornata Mondiale della Bisessualità e Pansessualità: Don’t worry, BI HAPPY (+ un personalissimo/politicissimo: don’t panic, BI PAN! ♥ )