#Shottini Quantistici: pillole from the beach / In difesa di Kylo Ren

Ok, avevi detto che non c’era altro da dire su Star Wars.
Ma avevi anche detto che non saresti mai andat* a vivere a sud della grassa e lussureggiante Sybaria, cosa che è accaduta nel momento del tuo trasferimento nella bella e chiassosa Desìa.

E poi stavolta non si tratta solo di Star Wars, o del chiacchieratissimo episodio VII sul quale tutt* hanno messo bocca prima e dopo (e anche durante, nonostante le gomitate del vicino) l’uscita del film.
Da quando il nuovo capitolo ha fatto capolino nelle sale di tutto il mondo è in corso un’operazione trasversale di discredito nei confronti di uno dei più interessanti wannabe che la Disney ci abbia fornito. Un’azione di bullismo intollerabile e ingiustificata da parte di quei nostalgici di Darth Vader che pensano sia meglio per lui rimettere su la maschera.

Ecco dunque, una breve, non ragionata, opinione non richiesta, from the beach:

Dalla parte de* non-fig*

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Kylo Ren in un momento di relax e eterna indecisione tra i lati

`E come quando alle medie t’innamoravi del* compagn* lungon*, con braccia e gambe cresciuti di 20 cm in una sola estate, mentre tutt* * altr* andavano dietro al* fik* di turno, proporzionat*, dai docili lineamenti e il perfetto sorriso.

È come quando tutt* volevano essere principesse, ma tu ti rivedevi tanto in Lady Oscar; come quando, alle superiori, tutt* impazzivano per i front man/woman/whatever e tu guardavi chi c’era, a testa china, dietro al basso.

Poi arrivò l’epoca in cui i nerd conquistarono il mondo, crearono colossi, guardando gli altr* dall’alto in basso, fieri della propria nerditudine. Arrivarono * hypster colt*, tecnologic* e occhialut*, e arrivò, faticosamente, la queerness un po’ più diffusa.

Ma tutto questo ancora non basta perché il mondo accetti un villain come Kylo Ren.

Kylo Ren, che guarda la vita da dietro una maschera pesantissima, è questo: uno spilungone, magrolino, con delle orecchie e un naso sproporzionati.
Uno che sa benissimo di non incutere alcun timore nel suo avversario al momento dello svelamento. Uno che ha vissuto all’ombra di un nome troppo importante.
Kylo Ren è un freak, non ha le physique du
rôle, è destinato a scontentare tutt*: amanti del cattiv* tutt* d’un pezzo-già formato, che aspettano solo di deridere quell’ adolescente impacciato. E, soprattutto, scontenta se stesso.
Eppure ci prova, se la toglie quella maschera, Kylo Ren. Pur non avendo ancora scelto del tutto da che lato stare, si mostra, pubblicizzando la propria inadeguatezza.

Sa che non spaventerà l’avversari*, ma può disorientarl*.

Chiamato “frignetta” da brillanti disegnatori, che scivolano inaspettatamente nel sessismo più becero, Kylo Ren, adolescente bullizzato è, per l’appunto, un adolescente.
Quindi sa.
* piccol*, * giovan*, sanno, perché vivono e esperiscono senza bisogno di spiegazione ciò a cui * più vecchi* si sono dovut* lentamente adattare.

So, don’t bully Kylo.

Perché, qualunque lato si scelga, il mondo sta andando verso un’altra direzione, ed è più probabile che a governarci tutt* sarà qualcun* che sta al di fuori delle categorie.

Un* looser, più che un* supercool. Uno Kylo Ren, più che un Darth Vader (o un Luke).

P.S. : E, comunque, Adam Driver spacca. Sia che impersoni qualche weirdo di periferia nell’indie universe, sia che si trovi addosso il fardello di imperare in una galassia lontana lontana e ricca di merchandising.

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My Personal Nerdom part #3: «I love you»«I know». L’amore ai tempi di Star Wars

«Le sole persone nell’universo che non l’hanno mai visto sono i protagonisti di Star Wars! Perché le hanno vissute! Loro hanno vissuto le guerre stellari!» (da How I met your mother)

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The Other Side, Jorge Pérez Higuera

Potresti dire tante cose su Star Wars: provare a decantarne l’estetica e la fotografia, tentarne una fin troppo ovvia interpretazione alla luce degli archetipi del Viaggio dell’Eroe di Vogler, o avventurarti in qualche improbabile parallelismo con la filosofia Nietzschiana (al di là del bene, del male e della Forza).

Ma dopo aver letto:

  • un articolo che analizza la distruzione della Morte Nera dal punto di vista economico
  • un’introduzione a un saggio che paragona la saga di Lucas a un Apocalypse Now per bambin* figli* della Guerra Fredda
  • tonnellate di opinioni, concordi all’unanimità, sui primi tre episodi (dai lapidari “They just suck” a complesse analisi sul postmodernismo intrinseco alla trilogia prequel…che finivano immancabilmente con un “They just suck”)

sei arrivat* alla conclusione, estremamente post-moderna (e, per questo, un filo cinica), che tutto è già stato detto su Star Wars.
Tutto è già stato scritto, filmato, analizzato, parodiato, digerito, vomitato e pubblicato senza vergogna sul web.
Contrariamente ai riferimenti culturali della tua infanzia, film così sfigati che neppure chi li ha girati ricorda più, Star Wars ha influenzato in lungo e in largo tutta la cultura pop degli ultimi 30 anni, collocandosi ormai al di fuori di ogni possibile riflessione (anche perché lo stuolo di fan conserva ogni nuova parola per il 16 dicembre).
Non c’è nessuna analisi cervellotica che possa farti apparire più intelligente, nessuna rivisitazione hipster che non sia già stata presa di mira dagli haters di tutto il globo, nessuna trovata originale che potesti tirar fuori in proposito.

ReturnToOz
Intollerabile è il mancato successo planetario di Return To Oz, un film con uno spiccato Dark Side

Allora perché non unirti al coro dei pareri inutili e assolutamente non richiesti stilando una personale classifica di bizzarrie e amenità che hai amato a seguito della tua personalissima prima visione della trilogia?

Non tergiverserai sulle delusioni: ok, non c’è un «Luke, I’m your father!», ma un semplice «I am your father», con enfasi sul soggetto (casomai sfuggisse a qualcun* l’Ego del parlante) e, certo, avresti preferito non vedere il suddetto padre senza la sua fascinosa maschera (un po’ come quando la Bestia si tramuta in principe grazie al bacio di Belle e…beh, complimenti Belle, grande mossa).
Non ti soffermerai neppure sul moralismo imperante (e imperiale) o sull’evidente, grottesco, maschilismo etero-normativo di entrambe le parti.
Accetterai che Star Wars è così: esattamente ciò che vedi. Nessun sarcasmo, nessun significato nascosto, ma tanti geniali dettagli e, casomai non fossi veramente l’unic* in tutto l’universo (non espanso) a non aver visto ancora la saga, lanci, per pura precauzione, un formale spoiler alert.

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Cose per cui vale la pena vedere Star Wars nel 2015:

(un omaggio a Manhattan e alla felice rassegnazione di Isaac Davis)

  1. Il modo in cui C-3PO cammina col culo all’insù. Amore a prima zoppicata.
  2. L’irresistibile umorismo di R2-D2. Il che ci insegna come il linguaggio non sia sempre un limite alle cose essenziali della vita.
  3. L’accento british di C-3PO (svenimenti, mugolii, migolii vari).
  4. L’idea che C-3PO somigli all’Omino di Latta di Return to Oz, ma più magro, più verboso e obiettivamente più cool.
  5. «How rude!». How awsome.
  6. Il look trans-human di Darth Vader. E il suo essere, tutto sommato, un filo Queer.
  7. La posatezza del cattivo.
  8. Il suo accento (ok, per la prima volta non sei dalla parte dei ribelli…ma come si fa a scegliere Harrison Ford e la sua becera fallocrazia yankee?).
  9. La bellezza dei paesaggi desolati di Tatooine, pianeta che ti ricorda un po’ la tua isola di LAputa, ma anche un po’ il Kansas di Dorothy Gale.
  10. Le scene di massa degli Stormtrooper.
  11. La colonna sonora. Chapeau.
  12. La scena del “jazz club” sgangherato. Some like it hot, even on other planets.
  13. Sì, la fotografia. E i costumi.
  14. Il lessico del Maestro Yoda. Che ti ricorda, pure quello, un po’ LAputa.
  15. «I love you»«I know». La risposta geniale che tutt* cercavano da tempo. Ti dimentichi a chi è stata messa in bocca e ci vedi solo la perla de* sceneggiat*i.