La scienza punk: soluzioni erudite per sopravvivere a una vita di stenti / Tecnologia e romanticismo #1

Crionica. O di come la tecnologia avanzata sia la strada per un nuovo romanticismo.

Altro che matrimonio.

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eugenia loli e il futuro. Tutto chiaro.

 «Cryogenics is a branch of physics that studies the production and effects of very low temperatures, while cryonics is the practice of using very low temperatures to try to preserve a human being.»

In questo articolo è spiegato piuttosto bene, passo per passo, di cosa si tratta: cosa è la crionica, come funziona, quali sono gli step da seguire sulla via per l’immortalità.

In sostanza, ti fai una sorta di assicurazione sulla vita, paghi per farti vetrificare (che è diverso da “congelare”) al momento della tua morte, da una delle poche compagnie al mondo che offrono questo servizio (due delle quali, a quanto pare, sono organizzazioni no profit). Queste ti danno un braccialetto che aiuti, se dovessi morire all’improvviso, a far capire alla persona che ti troverà che deve rivolgersi a quella determinata compagnia.

Insomma, poi arriva il punto, cioè muori.

Che poi, «morire». Cosa significa morire?

Esiste(va) un favoloso libercolo per adolescenti in cui la protagonista (e io narrante) parlava di crescita, scoperta del sesso, amicizia, amore, e della propria incasinata vita, ma aveva paura di pronunciare (scrivere) la parola “morte”. Aveva dunque deciso di chiamarla banana, producendo risultati esilaranti alla lettura di frasi come “il giorno della banana di mio nonno” e via discorrendo.
Verrà usata anche qui un’altra parola, non tanto per paura, quanto per la necessità di ricorrere a un nuovo concetto che supplisca all’idea, in questo caso poco soddisfacente, di “cessazione delle funzioni vitali”. La parola sarà, con grande originalità e molta poca voglia di sbattersi, etrom.

Vetrificazione: come diventare uno Swaroskji immortale

Nel 1999, la scienziata Lilia Kuleshova ha vetrificato degli ovociti umani: da questi ha fatto nascere una bambina in salute da una donna infertile di 47 anni.
La cosa è più o meno così: un crioprotettore viene inserito nei fluidi corporei (o lo sostituiscono?). Questa pratica, chiamata CPS (Supporto Cardio-polmonare), serve a tenere il corpo nelle condizioni stabili (cioè a far funzionare cuore, polmoni, ecc. ): ti vengono iniettati diversi medicinali per evitare putrefazione, coagulazione del sangue, e altre schifezze. A quel punto, vieni attaccato a una speciale macchina cuore-polmoni. Questa macchina abbassa la temperatura corporea fino a pochi gradi sopra lo zero. Parte del sangue viene sostituito con una soluzione per la preservazione degli organi a bassa temperatura.

Questo è ciò che viene fatto sul posto, non appena schiatti. Cioè, non appena ertom ti coglie.

Dunque, dicevamo: a questo punto vieni messo sotto ghiaccio e trasportato fino a uno degli impianti di crionica. Lì tutto il sangue viene sostituito con una soluzione che, diversamente dall’acqua, permette la vetrificazione. A quel punto vieni raffreddato in più fasi, fino a  -196 C°, che poi è la temperatura dell’azoto liquido.

Questa cosa della vetrificazione è importantissima: il congelamento infatti presenta il problema che l’acqua, quando viene raffreddata fino a sotto lo zero, si espande e crea cristalli di ghiaccio. Questi  rompono le pareti cellulari, provocando danni irreversibili ai tessuti.

Invece, i liquidi che portano alla vetrificazione non si espandono, ma le loro molecole rallentano fino a fermarsi completamente senza espandersi, senza modificarsi.

A quel punto qualsiasi attività biologica è ferma: sei fermo nel tempo e nel tuo corpo non cambia nulla. Il cervello non subisce danni. È dunque plausibile che questo sia recuperabile.

Morte o etrom?

Ma torniamo a: che cosa è la morte/etrom? Quando è che possiamo dire che una persona è morta?

Quando non respira? No, non è sufficiente: con un massaggio cardiaco e una respirazione bocca a bocca, vedi CPR, si “resuscita” qualcun* che ha smesso di respirare.

Quando non ha più battito? No, non è sufficiente: ci sono cose come adrenalina, defibrillazione, e altre amenità, che “riportano in vita” una persona che non ha più battito.

Nel momento in cui il cuore smette di battere si avvia il processo di decomposizione.

Ma tu sei, fondamentalmente, un cervello (lo sei? cosa è che ti definisce? Qui si entra in un ambito spinosetto. Il punto è: definire cosa è la morte ci costringe a definire cosa è l’io. Ma questo sarà argomento della prossima puntata), finché il cervello è intatto.

Nel medioevo una persona che veniva trafitta da parte a parte con una spada non veniva neppure raccolta dal campo di battaglia: le veniva fatta bere della  zuppa di cipolla, e, se il profumo di questa veniva su dalla ferita, sapevano che non vi era speranza di recuperarla. Se questo avvenisse oggi, trasportando la persona infilzata in un ospedale moderno si avrebbe un’alta percentuale di intervento: dal punto di vista dei medievali sarebbe vista come una resurrezione.

La crionica fa questo: trasporta, vetrificandolo, un corpo (un cervello?) che oggi ci appare morto, irrecuperabile, in un futuro in cui è invece possibile recuperarlo. Nel frattempo, tale tecnologia ferma la persona nel tempo, impedendo il processo di decomposizione.

Insomma, ti addormenti morto, ti risvegli vivo nel futuro, stile Fry di Futurama (che non s’addormenta, ma cade letteralmente dentro il futuro). Etrom.

Con un fisso mensile ragionevole (ehm), accedi a questo servizio di conservazione.

Immaginate naming e claim per tale servizio:

Lazarus. Stand up and walk into the future! o Your personal Jesus: quando tre giorni non bastano, rivolgiti a noi. 

Dove sta il romanticismo in tutto ciò? Nelle proposte del Gloomy, che a una banale dichiarazione d’amore, preferisce un: «ci vieni con me nel futuro? Insomma, quando muori, ti fai vetrificare, così da risvegliarci insieme in un futuro e vivere la nostra vita chapter 2?»

Oltre la morte apparente, oltre il 21° secolo.

Apocalisse zombie non ti temo. Ho dalla mia la scioglievolezza amorosa fiduciosa nel futuro.

 

 

 

 

#Shottini Quantistici: La Weltanschauung del* Freak Lance part#2

Nel paludoso mondo de* creativ*, tra la certezza che la creatività ammazzerà l’arte e l’abbondare di ironia che sembra aleggiare intorno alle tipiche figure atipiche del mercato (brrr), tu, Freak Lance (in confidenza semplicemente FL), sguazzi nella melma del fare-fareinfrettaebene e del «Gradirei piuttosto trovarmi a un raduno di appassionat* di pantofole di flanella. Con in mano una birra analcolica. Calda.»

Freak Lance & creatività

Giochi con le parole tutto il giorno allo scopo di trovare qualcosa di vendibile. Poi alla sera sei così invischiat* nel trip che parli a suon di claim:

«Pensavo di preparare una frittata per cena. 700 mg di colesterolo, zero sbatta»«Vorrei uno spritz, grazie. Il rosso perfetto alla fine di una giornata di merda».

All’ennesimo payoff turistico che ti viene richiesto, lezioso e blasonato in stile:

Atlantide: sprofonda nel benessere

o

Triangolo delle Bermuda: la tua oasi di pace
Sarcasticamente abbozzi un «Eldorado: un incantesimo dischiuso fra i petali del tempo». «Splendido!» Esclama chi, a quanto pare, non ha mai visto Italia 1 a cavallo fra i due millenni.

Freak Lance & ilpostofisso

Mentre con riso amaro elenchi tutt* i simpaticon* che nella tua vita ti hanno trattat* come un’etern* 18enne al primo impiego, senti nell’aria una voce speranzosa come di nonna o figura simil-genitoriale a scelta: «Ma vedrai, questa sarà la volta buona!».
Che più che una promessa ti suona come una minaccia.

We-Go-to-the-Gallery-7
We Go to the Gallery, Miriam Elia

 

La testa resta su una spiaggia poco popolata, fredda, frequentata da pinguini che ti scrutano con aria di sufficienza. I tuoi pensieri si accomodano su una sdraio, mentre sorseggi un Sex (sei già on the beach).

Allora, dov’eri rimast* con quel monologo?

Postcards from Impatience®

Time Travelling (collage by Eugenia Ioli)
Time Travelling (collage by eugenia loli)

Ottobre. Che in questo emisfero significa: riaccendere il riscaldamento, fare lezioni-prova gratuite in tutte le palestre del circondario, avere finalmente una scusa valida per la sociopatia grazie alle serie “tv” che ricominciano. E che nel tuo personale emisfero significa piccoli, nervosi bilanci:

Totale curricula inviati: 68
Totale risposte conquistate: 9
Totale colloqui sostenuti: 5
Totale feedback ricevuti: tendente allo zero
Totale lavori ottenuti: due mezzi che, inspiegabilmente, non ne fanno uno intero.

Ci vuole pazienza, ti ripeti.
Pazienza è una bella parola, oltre a essere il cognome di uno dei più cinici fumettisti di questo paese:

“Disposizione d’animo, abituale o attuale, congenita al proprio carattere o effetto di volontà e di autocontrollo, ad accettare e sopportare con tranquillità, moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i disagi, le molestie altrui, le contrarietà della vita in genere”

recita il Treccani. Deriva da “patire” ed è considerata, in maniera trasversale, una virtù tra le più pregiate e apprezzate da* spiritualon* di tutto il mondo.
Lə copy che è in te ci troverebbe un claim, anzi un payoff, ché la pazienza è più di un prodotto: la pazienza è un brand, un lifestyle, un marchio registrato che prevede coach preparatissimi, come la Zumba: la pazienza è ciò che ti permette di non urlare quando la girandola del tuo laptop è più ipercinetica del solito, di non bestemmiare davanti all’ennesimo ritardo di un pagamento e di non strangolare chi ti dice che l’arte contemporanea fa schifo perché questolosofareancheio.
Così, tra le varie possibilità che sintetizzino l’identità del marchio Pazienza®, ne troveresti una per ogni target, una adatta a ogni sensibilità o modo di vivere:

c’è il payoff diretto e rassegnato:
Patience. ‘cause life’s a bitch.
Quello apposito per chi ama il classico:
Be Patient: Rome wasn’t built in a day.
Quello comparativo:
Patience. Better than Hope®.
L’animalista:
Follow the ants. Be patient.
Il culinario:
Pazienza. Tutto il gusto in un rospo (da ingoiare).
L’ entusiasta:
Pazienza: Lo stress della tolleranza + l’angoscia del tempo che passa!
La formula per l’onnipotenza:
Patience: and you’re like a God.
E, infine, per chi ama le sfide:
Pazienza. E ora provate a non perderla. (Sai che questo è più un claim, ma ci sbuffi su.)

dramatist, o ciò che ne resta, che è in te, invece, ci scriverebbe una scena. O, meglio, un inizio. Perché lə dramatist, o ciò che diventerà, che c’è in te sa scrivere solo inizi: assaggia, morde con avidità, si sporca, poi lascia a metà, dopo aver disseminato briciole ovunque.
E sarebbe un inizio con una lunga didascalia:

Luce. Una figura vestita di blu è in piedi, posizione frontale, sguardo fisso.
Ha in mano una borsa in pelo di coniglio. Aspetta.
Si gratta il gomito.
Aspetta.
Parte: “Girls just wanna have fun” di Cyndy Louper.
Silenzio.

Figura umana vestita di blu:
«Abbiamo mangiato lumache,
cime di rapa, creste di gallo,
salsa bernese, salsa olandese, salsa svedese.
Abbiamo giocato a Pictionary,
a Monopoly, a Memory
al Sudoku, al Bunraku, a Zampakutou.
Abbiamo parlato di viaggi e allunaggi,
di stragi, complotti, strateghi e borlotti.
Ci siamo seduti sul divano.
Mi ha guardat* negli occhi
e ha detto: “buonanotte”.»

Buio.

Ma sei tu, nella tua interezza di scribacchin*, costrett* ad allenare la tua, di pazienza; e ti stupisci di come possa essere produttivo un lavor(ì)o non retribuito.
Vai a letto.
«Stavo scrivendo, ma è tardi, non finirò oggi.»
«Anche io stavo salvando il mondo, ma è tardi, non finirò oggi.»